20 tra i migliori Soave scelti dal Gambero Rosso

22 Mag 2024, 13:28 | a cura di

La garganega, vitigno protagonista del vino Soave, è l’uva autoctona a bacca bianca più importante del Veneto. Qui vi proponiamo una selezione di grandi Soave tutti valutati con Tre Bicchieri o Due Bicchieri Rossi.

Degustazioni di grandi soddisfazioni quest’anno in Veneto, determinate sicuramente da una serie di ottime annate come la 2021 e 2022 che, pur diametralmente opposte, hanno dato vita a vini dagli aromi raffinati con dinamiche gustative di grande tensione e agilità nel primo caso, e a vini intensamente fruttati, disponibili e immediati nel secondo. Qui ci concentriamo sui vini Soave, che durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia 2024 di Gambero Rosso abbiamo trovato nitidi nell’espressione aromatica tipica e dal profilo gustativo fine e slanciato,

Il vitigno garganega

Il vitigno protagonista del Soave è senz’altro la garganega, che deve essere presente dal 70.0% al 100.0% (gli altri vitigni che possono comporlo sono lo chardonnay, il pinot bianco e il trebbiano di Soave fino al 30.0%). La garganega è l’uva autoctona a bacca bianca più importante del Veneto e in particolare delle zone di Soave e Gambellara. Le sue origini sono incerte, ma sappiamo che la zona del veronese era già famosa per la produzione di vino fin dall’antichità. Una tradizione agricola che ha attraversato i secoli fino ad arrivare ai giorni nostri. Troviamo tracce di quest’antica vocazione per la viticoltura a Palazzo di Giustizia di Soave, sulle cui mura è scolpita l’iscrizione io, casa amica del diritto, sono stata eretta quindici lustri dopo gli anni mille e trecento… quando i paesani pigiavano con i piedi le uve”.

La zona di produzione di Soave copre tutto l’arco collinare orientale della provincia di Verona, ma l’area più antica e storicamente vocata è quella Classica, che si trova sui rilievi collinari di Monteforte d’Alpone e Soave. I suoli delle colline sono di antichissima origine vulcanica, con prevalenza di rocce nere basaltiche, estrusioni di tufo e venature calcaree, che donano al vino di questo prezioso terroir sorprendenti e profonde note minerali. I versanti ripidi di Soave consentono splendide esposizioni, che garantiscono una maturazione perfetta dell’uva.

La garganega è solitamente allevata secondo il tradizionale sistema della pergola veronese. È un vitigno vigoroso e produttivo, con grappoli dalla forma allungata e acini di un bel giallo dorato. Sui suoli di antica origine vulcanica di Soave e Gambellara, ha trovato la sua terra d’elezione. Qui riesce a esprimersi con livelli qualitativi elevati, regalando vini affascinanti, longevi, caratterizzati da un nitido profilo minerale. Vinificata in purezza, esprime un bouquet interessante, con profumi di fiori bianchi, aromi fruttati, note tropicali e finale ammandorlato. Spicca soprattutto per un grande equilibrio gustativo, che dona al vino corpo, struttura e una certa morbidezza. All’affinamento in acciaio, che preserva maggiormente gli aromi varietali dell’uva, si affianca sempre più spesso anche l’invecchiamento in botti o barrique, che contribuisce a conferire al vino maggior complessità aromatica e struttura.

La garganega si presta anche a una surmaturazione in vigna, utilizzata per realizzare vini più concentrati e morbidi da vendemmie tardive. La naturale propensione all’appassimento del vitigno è sfruttata soprattutto per realizzare alcuni tra i più famosi e apprezzati vini da dessert: il Recioto di Soave Docg e il Recioto di Gambellara Docg.

La Doc Soave

La Doc Soave, tra le più antiche d’Italia, riconosciuta con regio decreto nel 1931, è costituita da circa 7mila ettari vitati, in 13 Comuni a est di Verona, in parte su colline di origine vulcanica. Soave è stato anche il primo comprensorio produttivo italiano a fare il suo ingresso nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico a cui è poi seguito il riconoscimento delGiahs-Fao (Sistemi di patrimonio agricolo di importanza mondiale, Globally important agricutural heritage system), dedicato alle zone agricole nel mondo che promuovono un’agricoltura sostenibile, lontana dai processi industriali, e che conserva uno stretto legame tra paesaggio, prodotti locali, comunità rurali associate.

Ottima la versione 2021 del Monte Ceriani, un Soave dai profumi affumicati e delicatamente sulfurei che lasciano spazio a una nitida espressione fruttata. Il palato è energico e caratterizzato da una spiccata acidità. Nata per volontà dei fratelli Armando, Tiziano, Paolo e Massimo Castagnedi alla fine del secolo scorso, Tenuta Sant’Antonio è diventata nel volgere di pochi anni una delle protagoniste del successo dell’Amarone e della Valpolicella nel mondo. Oggi l’azienda può fare affidamento su un’ampia piattaforma viticola di pregio che si estende fra la Valpolicella orientale e il territorio del Soave. L’ingresso delle nuove generazioni ha portato una rinnovata attenzione all’impatto ambientale di tutte le attività legate al mondo del vino.

 

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